Les veilleurs
Par Pascale Riou
Con Les veilleurs (I Guardiani), Aurélie Menaldo gioca con la vetrina come spazio che contiene, preserva e consente l’osservazione, impedendone al contempo l’accesso.
L’installazione è composta da tre elementi in ferro battuto ed è stata creata appositamente per lo spazio espositivo, tenendo conto delle sue dimensioni. L’artista ha già utilizzato il metallo in spazi pubblici, come nell’installazione Éole (Eolo), un sistema di tornelli trasposto dal mondo del consumismo e dei supermercati a quello dei parchi e dei giochi (2016). Qui, Menaldo lavora con il metallo utilizzando forme preesistenti che riutilizza e ricicla: gli elementi in ferro sono stati recuperati da inferriate di finestre e balconi, scelti per le loro forme ornamentali e la possibilità di assemblaggio.
La riqualificazione di elementi architettonici è un tema ricorrente nel lavoro dell’artista, come si può vedere nelle colonne dell’installazione Lost Paradises, 2022. Qui, l’obiettivo è trasformare un dispositivo di sicurezza a protezione delle finestre in un elemento puramente decorativo. L’artista altera l’oggetto, trasportandolo in un altro ambito. La sua funzione non è più la stessa, non più quella di confinare o proteggere i corpi: si tratta invece di inferriate a loro volta chiuse. L’oggetto non è più quindi una grata difensiva funzionale, ma un oggetto di sguardo, il cui ruolo è quello di tendere a una poetica dell’assurdo.
Nelle sue ultime installazioni, Aurélie Menaldo impiega un vocabolario che gioca sul confine tra funzione, ornamento e spiritualità. Il titolo porta con sé l’ambiguità della parola “guardiano”: guardiano, santo, ma anche guardia di sicurezza.
Potremmo parlare di questi guardiani come di reliquie urbane in una dimensione laica. L’obiettivo è preservare l’aspetto grezzo del materiale e la preziosità della forma.
Questo principio simbolico si ritrova nell’installazione di legno bruciato Palo Santo (2025) e anche nell’opera Entre-peaux (2025), una serie di maschere animali in lattice e cera. Queste sculture sono esposte a parete in uno spazio ristretto. Né trofei di caccia né potenziali travestimenti, ciascuna è costellata di delicate lacrime di cera. La stretta vicinanza del corpo e delle opere accentua la consapevolezza della loro fragilità.
Per Les veilleurs (I Guardiani), Aurélie Menaldo esplora la rigidità e la solidità dei materiali come regole a volte non riconosciute. Tra paura e confinamento, dove protezione è anche separazione, interroga i nostri modi di creare architettura, città e società.